“La libertà dei commerci non è solo una questione economica. È una scelta geopolitica. È il modo con cui l’Europa afferma la propria vocazione multilaterale e la propria fiducia nelle regole”. Lo ha detto Kamel Ghribi, presidente di Ecam (European Council for Africa and the Middle East) e vicepresidente del Gruppo San Donato, commentando quanto emerso dalla Munich Security Conference 2026, dove ha preso parte a numerosi incontri bilaterali.
La Conferenza di Monaco offre ogni anno una fotografia nitida del tempo che stiamo vivendo. “E quella di quest’anno è chiara: non è il tempo delle rotture clamorose, ma delle ridefinizioni profonde”, dice il manager della sanità, da tempo impegnato in progetti filantropici a livello internazionale.
Gli Stati Uniti di Donald Trump “non intendono disingaggiarsi dall’Europa – ha sottolineato il vicepresidente del Gruppo San Donato – ma chiedono una maggiore responsabilizzazione europea in materia di difesa, sicurezza, capacità industriale e autonomia strategica. Non siamo davanti al temuto divorzio, bensì a una redistribuzione delle responsabilità”.
Per l’Europa si tratta di una fase cruciale: difesa comune, politica industriale integrata, superamento dei veti paralizzanti, revisione del modello intergovernativo. “Un’Europa più autonoma non significa un’Europa chiusa. Al contrario, significa un’Europa più aperta al mondo, capace di dialogare con tutte le grandi potenze e di difendere la libertà dei commerci e degli scambi come architrave della stabilità globale. In questo contesto, il ruolo della Cina assume una rilevanza strategica”, ha aggiunto il manager del Gruppo San Donato.
La recente spinta europea verso nuovi accordi commerciali – dal Mercosur all’India – Per Ghribi dimostra che Bruxelles intende rafforzare la propria proiezione globale attraverso il commercio, la cooperazione industriale e la diversificazione delle partnership strategiche. “In un mondo frammentato, la libertà degli scambi resta uno strumento di equilibrio”.
E l’Italia? Per Ghribi il Mediterraneo ha sempre rappresentato un punto di incontro e confluenza tra diverse civiltà e culture nel corso dei millenni. Oggi, oltre alle infrastrutture fisiche, è diventato essenziale per il trasferimento di servizi, dati e informazioni. Ma anche eccellenze, come la sanità.
Secondo il vicepresidente del Gruppo San Donato il nostro Paese si colloca in una linea di equilibrio strategico: difesa esplicita del rapporto transatlantico, dialogo costruttivo con la Cina, centralità del Mediterraneo e dell’Africa come piattaforma naturale di leadership.
In particolare “il Mediterraneo allargato rappresenta per l’Italia una cerniera tra Occidente e Sud globale. Il dossier Gaza e il rapporto con l’Africa offrono uno spazio strategico che non possiamo sottovalutare. In parallelo, la crescita dell’export e la resilienza industriale rafforzano la nostra credibilità nei tavoli europei e internazionali. In un mondo instabile, la solidità economica è parte integrante della politica estera”.
Insomma, “la vera sfida è tenere insieme lo storico e imprescindibile rapporto transatlantico con un’apertura globale e un’accentuata responsabilità europea. L’Europa deve rafforzarsi e puntare sulla propria capacità di dialogare politicamente e economicamente su scala globale. Solo così potrà essere protagonista della nuova fase storica che si sta aprendo”, ha concluso.